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SCHEDA TECNICA


'30 '40 '50, vietato ai minori di anni '60

Una storia vera quel tanto che basta  a trasformarla in favola, e favola quanto serve ad incantare grandi e più grandi. Uno spettacolo che riporta alla memoria i ricordi,  e proprio per questo è stato definito spettacolo. Un pout-pourri di canzoni e di emozioni che prendere seriamente sarebbe un grave errore. Un viaggio nel tempo che al suo arrivo trova ad accogliervi una sana risata. Pepìno e Fedèle sono altresì vivaci animatori delle occasioni più disparate, dove riescono sempre a farsi riconoscere. Per fortuna.
Video, Foto, e Altre notizie informazioni riguardo Pepìno e Fedèle.

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Festival di Festival nella sua versione stradale

 

I docenti della Buskers University, l’ateneo che ogni anno sforna i migliori musicisti di strada, ci raccontano in musica le loro storie e, grazie ai loro ospiti, quelle dei buskers di tutto il mondo.

L'Orkestra Zbylenka, da Strowoskowisza, fulgido esempio di balcanica musicalità. Los Bilencos da Città del Messico, poveri, ma belli. Joao Sbilencao e il suo gruppo, uno dei più grandi autori brasiliani viventi, insigne matematico e purtroppo, cieco dalla nascita. The Sbee Lenk Quartet, direttamente da Little Italy, New York, jazz e spaghetti per un piatto veramente forte. L'orchestre Sbilenque da Parigi, la musica francese, così intrisa di sentimento e nostalgia. E poi gli "alpini di mare", un coro veramente unico, come solo chi ha scalato gli oceani può esserlo. Li potrete trovare tutti insieme o uno alla volta, dipende dall'estro del momento, nello spettacolo dell'Orkestra Zbylenka o della Buskers University o dei Los Bilencos o dei ……….. insomma 6 band in una, una band che si fa in 6, anche se veramente siamo in 4, ma ci facciamo in 4 per farci in 6 e........ porca miseria, anche questa volta mi sono incartato con i numeri. Uffah,  venite a vedere lo spettacolo e buon divertimento.

 

 

 

SCHEDA TENICA

 

Sei complessi per quattro musicisti = 24 sbilenchi!

 

Spettacolo di “parodia etnica”, in cui i quattro protagonisti assumono via via l’identità di gruppi differenti, cambiando costumi e generi:

l'Orkestra Zbylenka, da Strovoskowicza, fulgido esempio di musica balcanica,

Los Bilencos da Città del Messico, poveri, ma belli,

Joao Sbilencao y suo grupo, matematico e cantautore cieco brasiliano,

The Sbee Lenk Quartet, direttamente da Little Italy, New York, "spaghetti jazz",

l'Orchestre Sbilenque da Parigi, la musica francese, così intrisa di sentimento e nostalgia. 

Per finire col "Dopofestival": il Coro Bagno Stella Alpina degli Alpini di Mare: un ensemble veramente unico, come solo chi ha scalato gli oceani può esserlo.

 

SCHEDA TECNICA

 

Basta con i soliti Babbi Natale!

 

Restituite alla Festività la magia dei Quattro Re Magi:

1. sono partiti duemila anni prima di Babbo Natale

2. sono stati diretti testimoni dell'Evento

3. sono nati dalla tradizione orale, non dal marketing di una multinazionale

4. non vi riempiono la casa di regali inutili (per questo hanno assoldato la Befana).

Gasparre porta loro:  Melchiorre, che porta Vincenzo, e Baldassarre, che porta la birra, e tutti insieme portano un messaggio universale: la musica!

 

Tradizione, traduzione tradimento…

Perché molti pensano che il jazz sia noioso? Perché molti dicono: “Jazz? No grazie”? Perché molti pensano che sia una musica difficile, adatta solo ad un ristretto gruppo di nostalgici? A qualche tipo un po’ snob? Forse perché nessuno ancora gli ha dimostrato che il jazz …… è una musica tutta da ridere. In origine ci sono le canzoni, seriosamente presentate dal maestro Sandro Di Pisa, che ci tiene molto. Ma poi sono venute le traduzioni del grande istrione Fabio Koryu Calabrò, che anche lui ci tiene molto. Ma oramai non si fa più nulla se non c’è uno sponsor, e allora ci pensa Beppe Boron, che ci tiene un po’ meno, ma per campare servono anche i quattrini, dopo la salute naturalmente. L’importante però è costruire qualcosa, e allora ci pensa Gilberto Tarocco, che parla poco, ma quando parla …… gli viene il singhiozzo ed  è per questo che non ci tiene per niente. L’Orkestra Zbylenka c’è, ma non basta. E allora ci vuole un grande solista, un maestro, uno che con lo strumento ci fa quello che vuole. E noi ce lo abbiamo, ma se non vi piace uno dei nostri, mettetecelo voi, la cosa importante è che si suoni il jazz, che la gente apprezzi il jazz, che s’innamori del jazz. E come si fa ad innamorarsi senza ridere. Vai col jazz! Anzi vai con “GèZ”!

Presentazione seria...

Da anni coltiviamo l’idea di scrivere uno spettacolo musicale che racconti il jazz e che sia fruibile da tutti, che aiuti la gente comune ad avvicinarsi a questa musica che tanta parte ha avuto nella storia musicale del novecento, di cui è stata la vera grande novità. Ci è sempre sembrato strano che il grosso del pubblico trovasse il jazz una musica colta o adatta a coloro, pochi, che ne capivano i contenuti. Noi l’abbiamo sempre vissuta diversamente, ci siamo sempre divertiti sia a suonarla che ad ascoltarla. Abbiamo pensato quindi che forse mancava quell’approccio di divertimento che serviva a far passare il concetto. Il jazz doveva essere il grande protagonista dello spettacolo, ma all’interno di un meccanismo teatrale comico che lo contenesse.

Sono circa dieci anni che Fabio Koryu Calabrò, cantante ukulelista e percussionista del nostro gruppo si cimenta con le traduzioni dei testi del jazz tradizionale. Traduzioni che sono poi diventate alcune volte tradimenti o autentiche parodie. E questo è stato senz’altro il primo passo. Il testo italiano già crea sicurezza nel pubblico. E poi dall’estate scorsa si è cominciato a scrivere un copione su un’idea di concerto buffo.

L’Orkestra Zbylenka incontra sul palco un bravo solista e da questo incontro nascono una serie di situazioni divertenti all’interno di un concerto che dovrebbe essere serio, visto che si tratta di jazz, ma che serio non è visto che si tratta di Orkestra Zbylenka. Si delineano quattro personaggi strani, ognuno con un suo viaggio personale che però diventano una cosa sola quando suonano insieme. Questo è il grande insegnamento del jazz, tante esperienze diverse che si comunicano attraverso un linguaggio condiviso. E questo è quello che noi vorremmo comunicare anche al pubblico attraverso lo spettacolo.

C’è sempre stata all’interno dei nostri spettacoli una sorta di didattica, quella dell’imparare divertendosi, forse perché abbiamo tutti insegnato e due di noi lo fanno ancora con grande passione.

Abbiamo quindi scelto dei brani del jazz tradizionale, quelli che fanno parte della “mainstream”, la via maestra. Sono pezzi che tutti quanti abbiamo dentro anche se in questa forma non li abbiamo mai ascoltati. I brani sono eseguiti prima in lingua inglese, anzi americana, e poi in italiano, con traduzione, tradimento o parodia come si diceva sopra. Ed al loro interno si lascia spazio ai solisti per improvvisare e per giocare, per divertirsi e divertire. Quelle che poi sono diventate le grandi canzoni del jazz erano negli anni ’20 e ’30 le canzoni che la gente cantava e ballava, niente di particolarmente complicato, no?

Il solista invitato ha una parte molto importante. Innanzitutto perché sarà un piacere ascoltarlo in quanto musicista di grande livello tecnico e poi perché sarà il pomo della discordia in una diatriba fra i componenti della Orkestra Zbylenka. Diatriba che sfocerà in un duello finale, musicale naturalmente, fra il maestro Sandro Di Pisa ed il solista stesso. Noi abbiamo lavorato e proponiamo alcuni solisti dell’area milanese, perché sono quelli che conosciamo meglio. Come Paolo Tomelleri, Alfredo Ferrario o Francesco Licita al clarinetto, Paolo Brioschi o Lelio Lorenzetti alla tromba, o pianisti come Rossano Sportello o la rivelazione, il ventenne, Paolino Alderighi, di cui si sentirà molto parlare. Ma la nostra disponibilità è completa nell’accogliere molti altri solisti di qualsiasi parte d’Italia o anche stranieri, proposti anche dagli stessi acquirenti dello spettacolo, perché il jazz è conoscersi e scambiarsi opinioni ed esperienze. La cosa importante è allargare la fruizione del jazz facendolo incontrare col pubblico in maniera accattivante. Questo è lo scopo dello spettacolo. E speriamo di essere riusciti a raggiungerlo.

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